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Margini dei boschi

Alcuni campi caccia un tempo utilizzati per scopi venatori sono oggi abbandonati dalle pratiche colturali e conseguentemente soggetti a colonizzazione da parte di una vegetazione più o meno naturale (spesso si assiste purtroppo l'ingresso di una flora alloctona come le Solidago gigantea e canadensis). Significativo il ruolo ecologico delle diverse specie di rovi (Rubus sp.), che sono tra i primi ad insediarsi nelle aree abbandonate e costituiscono una buona protezione contro i danni provocati dalla brucatura degli ungulati selvatici, favorendo l'attecchimento di specie arboree (fig. 1).

I rovi producono una lettiera facilmente degradabile capace di migliorare le proprietà del suolo, mentre la veloce colonizzazione di campi caccia o bordi dei prati è da ricondurre alla capacità, da parte dei rovi che si trovano in piena luce, di diffondersi per seme (via gamica), ovvero, se sotto una leggera copertura, attraverso l'emissione dai getti dell'anno di radici avventizie, da cui si diffondono nuovi individui (riproduzione vegetativa o agamica).

La presenza dei rovi è pertanto da riconsiderare in senso positivo, a dispetto di un preconcetto di sostanziale presunto degrado.

La presenza di grandi edifici come il Borgo Castello o di numerose cascine costruite in tutto il territorio favorisce le comunità ruderali, capaci di insediarsi in zone di confine fra ambienti diversi costituendo i cosiddetti ecotoni. Molte specie come romice, poligono aviculare, farinello comune, piantaggine maggiore, mostrano una strategia riproduttiva estremamente dinamica in grado di competere con i continui cambiamenti operati dall'uomo. Un numero elevato di entità del Parco sono state rilevate in questi siti.

Fig. 1 - Frassini protetti dai rovi
Fig. 1 - Frassini protetti dai rovi
(foto di Archivio Ente Parco)