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I suoli

Sulle superfici dei vari terrazzi sono riconoscibili dei profili di alterazione di potenza variabile con l'età che raggiungono la profondità di circa dieci metri e più sul lembo residuo del terrazzo alto (Balangero) databile come minimo al nono stadio interglaciale (c. 350.000 anni) dove l'alterazione ha prodotto una trasformazione più o meno completa dei minerali costituenti le rocce con la formazione di una massa argillosa di colore rosso mattone, rosso - bruno dovuta al rilascio del ferro dal reticolo cristallino e alla successiva ossidazione - e localmente screziata di nero. Tutti i ciottoli eccetto quelli di quarzo sono fortemente alterati e soffici quanto la matrice. A questi orizzonti alterati, visto il loro colore prevalente, viene attribuito tradizionalmente il nome generico di "ferretto". E' chiaro ora che il ferretto non è, come creduto un tempo, il suolo specifico di un singolo interglaciale.
L'analisi micromorfologica indica una presenza di spessi ricoprimenti di argille (argillans), responsabili anch'essi del colore rosso, che però non raggiungono grandi profondità. Questo indica che questi suoli si sono evoluti durante uno o più periodi subtropicali caldi con precipitazioni brevi e intense.
Sovrapposta al ferretto è sempre presente, ma variamente conservata, una copertura di Loess e altri prodotti limosi colluviali, potente anche più metri costituitasi durante più stadi glaciali in clima steppico freddo sui quali si è impostata l'attuale copertura vegetale, isolando il sottostante ferretto che ha acquisito così il carattere di suolo sepolto o paleosuolo. Sono dunque riconoscibili, grazie ad orizzonti a noduli e/o argillici diversi cicli di loess - suoli forestali.
L'attuale suolo dei terrazzo mandriano è classificato "fragiudalf" cioè un suolo bruno lisciviato in cui il regime pluviotermico causa lo spostamento verso il basso dell'argilla di neoformazione (illuviazione) che tende ad accumularsi in un orizzonte profondo (Bt), e in cui il drenaggio interno è ostacolato da un orizzonte indurito detto "fragipan" (che rappresenta, si pensa, la degradazione criogenica, durante gli stadi glaciali, del precedente orizzonte Bt) che impedisce anche l'approfondimento delle radici. Ne consegue che lo spessore utile per la vegetazione arborea è limitata a un paio di metri e questi suoli sono soggetti a periodi ciclici di saturazione d'acqua ovvero a disseccamento spinto creando un ambiente particolarmente difficile per la vegetazione. La zona di fluttuazione di questa falda superficiale è riconoscibile sul profilo grazie alla presenza di concrezioni nodulari di ferro e manganese dal caratteristico colore nero rugginoso, che possono concrescere fino a costituire un orizzonte cementato (plintite). Anche i suoli delle basse, molto recenti, per lo più sabbiosi con elevata presenza di ciottoli (scheletro) sebbene perfettamente drenanti sono molto sottili perché poggianti sui sedimenti villafranchiani antichi e cementati. I suoli migliori del parco, perché sciolti e più profondi, si ritrovano sulle falde di detrito alla base delle scarpate dei terrazzi più vecchi.

(foto di Archivio Ente Parco)